Uccide il padre per difendersi: è libera

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Deborah Sciacquatori, la giovane di 19 anni che ha ucciso il padre ubriaco e violento, è libera. La procura di Tivoli ha derubricato l’omicidio in eccesso colposo di legittima difesa e ne chiederà presto l’archiviazione. La ragazza ha agito per proteggere sé stessa, la zia, la nonna e la madre contro cui l’uomo s’era scagliato fin dall’alba di domenica nella loro abitazione a Monterotondo Scalo, alle porte di Roma. «Non doveva morire», ha ripetuto più volte Deborah. «Sono distrutta, adesso non mi importa di niente», aveva detto quando l’avevano informata che era indagata per omicidio. Ora la Procura s’è convinta. Lei lo ha colpito per difendersi. E non voleva ucciderlo.
Deborah: «Io e mamma non credevamo più nel futuro. Per questo non siamo mai nemmeno andate al pronto soccorso per farci medicare, per questo non abbiamo mai denunciato. Non volevo ammazzarlo, nonostante la mia vita sia stata sempre un inferno, da quando ero bambina. L’unico ricordo bello che ho di mio padre è di quando, tra i 6 e gli 8 anni andavamo insieme in palestra. L’amore per la boxe è l’unica cosa bella che mi ha lasciato. Mi sfidava con lo sguardo, con quegli occhi. Si muoveva a scatti quando era ubriaco. Diceva che io gli dovevo volere bene perché lui era mio padre. E per questo mi insultava, mi urlava contro. Passavo moltissimo tempo chiusa in camera, mentre lui fuori se la prendeva con mia mamma, le urlava cose terribili. E quindi studiavo. Studiavo moltissimo, era il mio modo per garantirmi un futuro migliore. Pensavo che se avessi studiato, avrei potuto trovare un lavoro e andarmene via da quella casa. La verità è che lo avrei già fatto, se solo non avessi avuto paura che lui, senza di me, avrebbe ucciso mamma e nonna. Quanto le discussioni degeneravano e lui era ubriaco, si accaniva contro mamma. A volte faceva come per strozzarla, le stringeva un braccio intorno al collo. Allora io avevo davvero paura. Io spesso faccio incubi la notte. Mi sveglio di soprassalto per paura che lui ci uccida nel sonno. Tanto volte mi sono chiesta e ho chiesto a mia madre perché sopportasse tutta questa situazione. La picchiava un giorno sì e un giorno no. E lei mi rispondeva che si piegava perché aveva paura che lui ci facesse del male. Lui comandava tutti» [Vincenzi, Rep].