Travolti e uccisi da un’auto, il colpevole: “Non l’ho fatto apposta”

12

Se di certezza della pena si parla, un caso come questo ci lascia attoniti tanto di fronte alla morte assurda di due giovani ragazzi dopo una serata estiva d’agosto quanto di fronte al suo esito giudiziario che ad oggi derubrica un duplice omicidio da volontario a meramente stradale in un caso che probabilmente delinea tutt’altro. Travolti da un’auto dopo una lite fuori da una discoteca di Orio al Serio, in provincia di Bergamo, il ventunenne Luca Carissimi e Matteo Ferrari di soli diciotto anni sono morti l’uno sul colpo e l’altro dopo molte ore di agonia dopo essere stato travolti dalla Mini Cooper del trentatreenne Matteo Scapin (sopra nella foto) con cui poco prima avevano discusso ferocemente. Entrambe le giovani vittime abitavano nel quartiere di Borgo Palazzo e quella sera erano usciti insieme per andare a ballare senza immaginare che non avrebbero più fatto ritorno a casa.
Tra il trentatreenne e i due giovani è sorta una lite all’interno della discoteca Setai di Orio al Serio probabilmente dovuta ad alcuni apprezzamenti da parte di Luca alla ragazza dello Scapin. Un litigio continuato poi fuori dal locale coinvolgendo i due ragazzi e conclusosi tragicamente. Matteo Scapin non ci ha più visto dalla rabbia e, secondo una prima ricostruzione effettuata anche sulla base delle registrazioni delle telecamere di sorveglianza, salito a bordo della sua Mini Cooper a tutto gas, ha inseguito la Vespa grigia sulla quale viaggiavano i due ragazzi che si erano dati alla fuga fino al parcheggio tra Orio e Azzano San Paolo, dove sarebbe avvenuto il violento speronamento del motociclo su cui viaggiavano i due.
L’accusa di duplice omicidio volontario appare quasi evidente anche dalle immagini catturate delle telecamere di videosorveglianza determinanti per chiarire la dinamica dell’incidente. L’esito positivo all’alcol test inoltre aggrava certamente la condizione dell’omicida. L’automobilista, operaio di Curno, a seguito della tragedia, preso da una crisi di nervi dopo che gli inquirenti gli avevano illustrato la situazione dopo l’arresto, ha avuto un malore ed è stato trasportato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per poi essere trasferito in carcere a disposizione del pubblico ministero Raffaella Latorraca, titolare dell’inchiesta. A oggi lo Scapin lascia il carcere per andare agli arresti domiciliari poiché, dopo l’interrogatorio al trentatreenne, a cui il pm Latorraca aveva già contestato precedentemente il duplice omicidio volontario, il gip di Bergamo Di Vita ha ritenuto di riqualificare l’accusa in omicidio stradale aggravato dall’omissione soccorso. Dunque non ci sarebbe stata la volontà di uccidere, così come contestava la Procura, bensì dalla ricostruzione presentata anche dallo Scapin, la sua versione confermerebbe che quanto è accaduto sarebbe stata conseguenza dello spavento presosi nel sentire il colpo dallo schianto che ha mandato in frantumi il lunotto posteriore della sua auto di cui ancora non si sa se imputabile ad uno dei due ragazzi deceduti.
Insomma l’astuto automobilista, sostenuto dalla difesa, farebbe intendere che non si sia causata la morte dei due ragazzi di proposito. Nel frattempo, però, due giovani hanno perso la vita non si sa ancora bene per quale ragione e le rispettive famiglie, che attendono una risposta certa dagli organi di Giustizia, organizzano infelicemente i funerali dei due giovani amici. Non resta che sperare che l’autopsia di venerdì 9 getti una luce di Verità di fronte alla tragedia di Azzano per due corpi trafitti ridicolamente in una notte di inizio agosto come quella che cercano tanti giovani in procinto di viversi l’estate.