Simonetta Cesaroni, 28 anni dopo rimane il mistero

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L’unica cosa certa è che il 7 agosto 1990 Simonetta Cesaroni, una ragazza romana 21enne, è stata uccisa negli uffici dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù′ in via Carlo Poma 2, a Roma. Il resto, a distanza di così tanto tempo, è avvolto nel mistero ché un colpevole ancora non è stato mai trovato nonostante le moderne tecniche di investigazione. Allora l’autopsia sul corpo di Simonetta accertò che venne colpita con 29 colpi di tagliacarte e che la morte avvenne tra le 17.30 e le 18.30 anche se il suo corpo fu trovato soltanto poco prima di mezzanotte dalla sorella Paola che, preoccupata per il suo mancato rientro, andò nell’ufficio insieme al fidanzato e al datore di lavoro di Simonetta. Tre giorni dopo il delitto fu arrestato Pietro Vanacore, il portiere dello stabile nel quartiere Prati, ritenuto reticente dagli inquirenti. Lui è stata l’ultima persona ad aver visto Simonetta viva ed è entrato in contraddizione negli interrogatori. L’ipotesi è che abbia tentato di violentarla e l’abbia uccisa, ma le perizie scientifiche smontano la tesi. Un anno e mezzo dopo altra svolta: un commerciante tedesco rivelò ai magistrati che un 21enne, Federico Valle, sarebbe stato in via Poma all’ora del delitto e sarebbe tornato a casa con un braccio sanguinante. Il sospetto è che possa avere ucciso Simonetta perché sospettata di essere l’amante del padre Raniero e che sia stato aiutato dal portiere dello stabile. Però il sangue di Valle non corrisponde a quello ritrovato su una porta. I sospetti successivamente si sono concentrati su Raniero Busco, all’epoca fidanzato di Simonetta, alimentati ancora di più quando il 9 marzo 2010, Pietro Vanacore si suicidò tre giorni prima di deporre in aula nel processo contro Busco. Nel 2014 la Cassazione ha comunque assolto Busco, condannato a 24 anni in primo grado e poi assolto in Appello. per lui è finita, ma il mistero rimane.