Omicidio di Serena Mollicone, il cerchio si stringe

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Uno o più colpevoli per il delitto di Serena Mollicone, la giovane uccisa ad Arce il 1° giugno 2001 quando aveva soltanto 17 anni, non c’è ancora anche se forse la verità adesso è più vicina. Da qualche mese infatti ci sono quattro indagati dalla procura di Cassino che segue le indagini: per omicidio volontario ed occultamento di cadavere l’allora maresciallo della caserma di Arce, Franco Mottola, la moglie Anna e il figlio Marco, mentre per concorso in omicidio volontario un carabiniere che adesso lavora in un comune diverso da quello in cui è avvenuto l’omicidio. Simonetta era scomparsa il 1 giugno del 2001 in un piccolo comune del Frusinate, ma il suo cadavere era stato ritrovato solo due giorni dopo in un boschetto di Anitrella, con una busta di plastica in testa e mani e piedi legati, uccisa da una ferita alla testa. Da allora molte ipotesi ma nessun colpevole. La svolta potrebbe essere arrivata grazie ai nuovi particolari emersi dall’ultima perizia eseguita sul corpo della ragazza, riesumato nel 2016. Le perizie eseguire da Cristina Cattaneo, responsabile dell’Istituto di Medicina legale di Milano e la stessa dottoressa che ha lavorato anche al caso di Yara Gambirasio, indicavano una compatibilità la frattura cranica riportata da Serena e lo sfondamento della porta dell’alloggio della caserma dei carabinieri di Arce. La giovane si sarebbe recata nella caserma di Arce il giorno della sua scomparsa per denunciare il figlio dell’ex maresciallo, probabilmente per questioni legate alla droga, ma non è mai uscita da quell’edificio. Un’ipotesi confermata anche dal carabiniere Santino Tuzi, trovato morto suicida nel 2008. Ai magistrati aveva detto di aver visto Serena entrare nella caserma dei carabinieri di Arce il 1° giugno 2001, giorno in cui è scomparsa.