Nuovo indagato per la morte di Marco Vannini

5

S’infittisce il caso della morte di Marco Vannini. Il giovane di 19 anni ucciso il 17 maggio del 2015 da un colpo di pistola nella casa della sua fidanzata Martina a Ladispoli. Stando ai tribunali di primo e secondo grado a sparare, per errore, sarebbe stato il padre della ragazza, l’ex agente dei servizi segreti, Antonio Ciontoli, condannato una prima volta a 14 anni, pena ridotta in appello a cinque. Accusati di omicidio colposo anche la moglie Maria Pezzillo, e i figli, Martina e Federico, tutti e tre presenti in casa e tutti e tre condannati a tre anni di reclusione per non aver chiamato tempestivamente i soccorsi. Non la pensa così però il commerciante Davide Vannicola che, prima alleIene e poi in Procura, ha dichiarato che, su suggerimento dell’ex comandante dei carabinieri Roberto Izzo, il padre si sarebbe preso le colpe del figlio Federico. Secondo Vannicola, Izzo, suo amico di vecchia data, gli avrebbe raccontato di aver ricevuto quella sera una telefonata da Ciontoli subito dopo lo sparo in cui gli venne detto che «il genero era nella vasca, che era partito un colpo, non a lui ma a un familiare. Gli ho consigliato di prendersi la colpa perché dato che faceva parte dei servizi segreti, sicuramente non gli avrebbe precluso più di tanto, mentre il figlio è un ragazzo giovane». La notizia però è stata smentita sia da Izzo che dai tabulati. La telefonata ricevuta da Izzo è avvenuta dopo l’una di notte quando Ciontoli padre aveva già confessato. Intanto però Izzo è stato iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento e falsa testimonianza. A breve il processo a carico dei Ciontoli passerà in cassazione.