Massacro a Nereto, tredici anni senza risposte

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Sono passati più di tredici anni, ma l’assassinio dei coniugi Libero Masi (noto avvocato) ed Emanuela Chelli rimane insoluto. Era la notte tra il 1° e il 2 giugno 2005 quando i due vennero massacrati nella loro villa di Nereto. Massacrati a colpi di machete per quella che all’inizio fu considerata una rapina finita male. Le indagini però successivamente hanno escluso l’ipotesi di una rapina degenerata (visto che la sera prima l’avvocato aveva incassato una parcella di 30 mila euro) e la vendetta personale nei confronti dell’avvocato Masi. L’unico indizio emerso è rappresentato dall’impronta di una scarpa rinvenuta nella scena del delitto, ma non ha mai portato a nulla. La Procura della Repubblica dell’Aquila aveva anche disposto l’acquisizione dei tabulati telefonici, per visionare i contatti delle vittime nel periodo immediatamente precedente la tragedia e anche da questo non è uscito nulla di utile. In realtà negli anni ci sono stati sospetti pesanti su cinque persone, tre marsicani e due teramani. I marsicani sono gli stessi che cinque mesi dopo quel delitto furono arrestati e poi condannati (in secondo grado a 30 anni) per l’omicidio di Roberto Manni, commerciante di Morino, ma non erano presenti nella zona di Nereto quando vennero uccisi l’avvocato e la moglie. Invece i due teramani, indagati dopo le dichiarazioni di un ex collaboratore di giustizia, sono stati scagionati perché quelle accuse erano soltanto delle calunnie nei loro confronti. E così nel 2012 è arrivata l’archiviazione e da allora il caso non è mai stato riaperto per mancanza di nuove prove.