Ivrea, il tabaccaio che ha ucciso il ladro

6

Era sconvolto Marcellino Iachi Bonvin quando, venerdì scorso all’alba, quasi balbettando, ha tentato di ricostruire il momento più buio della sua esistenza. Sconvolto e confuso, tant’è che il suo legale, l’avvocato Sara Rore Lazzaro ha consigliato all’uomo di rinviare il colloquio con il magistrato a quando si sarà ripreso dal forte stress emotivo.
L’unica verità fin qui accertata è quella che giunge dall’autopsia eseguita ieri all’obitorio di Strambino dal medico legale Roberto Testi, presente il consulente di parte Lorenzo Varetto. I risultati autoptici saranno depositati in procura nei prossimi giorni. Ciò che da essi emergerebbe è una scena molto diversa da quella immaginata e descritta fino ad ora. Il ladro moldavo Ion Stavila, 24 anni, che con due complici stava caricando la refurtiva sul furgone della banda, sarebbe stato raggiunto, in maniera mortale da un solo proiettile calibro 357. Il medico legale avrebbe accertato che l’uomo sarebbe stato colpito alle spalle, all’altezza della scapola (dove è stato individuato il foro di ingresso del proiettile). La pallottola avrebbe poi attraversato tutto il torace, centrato il cuore per poi uscire dal petto del moldavo. Dunque, secondo quelle che sono le successive deduzioni della polizia scientifica, Ion Stavila sarebbe stato ucciso mentre fuggiva.
L’altra novità riguarda il luogo dove si sarebbe trovato lo sparatore. L’entrata dell’ogiva nella parte superiore della schiena e l’uscita nella parte inferiore del petto, rilevano che Marcellino Iachi Bonvin, 67 anni, detto “Franco”, abbia esploso il colpo da una posizione più alta rispetto a quella dove si trovava il fuggitivo. La conseguente considerazione degli inquirenti è che il tabaccaio, quando ha sparato, fosse sul balcone di casa e non nel cortile e che, dunque, non ci sia stata alcuna colluttazione. Si ritiene anche che il ladro possa essere stato colpito al di fuori dalla proprietà Bonvin, sul marciapiede ad una quindicina di metri dal cortile, dove è stata trovata nell’unica pozza di sangue. «Con quella ferita mortale – spiegano fonti vicine agli investigatori – il decesso è pressoché immediato, al massimo si ha ancora la forza di percorrere due, tre metri», ma non di più. La ricostruzione dell’accaduto, dunque, parte dal momento in cui suona l’allarme (collegato alla centrale di polizia) del bar-tabaccheria di Pavone Canavese (attorno alle tre del mattino di venerdì scorso). La sirena sveglia il 67 enne che, impugnata l’arma, regolarmente denunciata, esce sul balcone più esterno della palazzina  (verso la strada provinciale – via Torino), sorprende i ladri e da lì esplode almeno tre (ma non più di sette) colpi d’arma da fuoco. Uno va a segno, colpisce a morte Ion Stavila che stramazza al suolo mentre sta scappando. I due complici, invece, riescono ad allontanarsi imprecando contro il tabaccaio, così come ha riferito alla polizia uno dei vicini di casa di Bonvin che ha sentito sirena, colpi e insulti.
Di fronte a questi elementi, «oggettivi e deduttivi», in procura a Ivrea si attendono le spiegazioni del tabaccaio. Le sue parole, verosimilmente, avrebbero avuto una considerazione maggiormente favorevole, se espresse prima dei risultati autoptici. Bisognerà vedere se Marcellino Iachi Bonvin continuerà ad avvalersi della facoltà di non rispondere o deciderà di sottoporsi alle domande del procuratore Giuseppe Ferrando e del suo sostituto Giuseppe Drammis o sceglierà di di rilasciare dichiarazione spontanee.
Allo stato dei fatti sembra improbabile l’applicazione al caso delle nuove norme sulla legittima difesa e il capo di imputazione per eccesso colposo, contestato fino ad ora, potrebbe esser modificato in un reato ancora più grave.