Italiani scomparsi in Messico, gli ultimi aggiornamenti

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Il caso dei tre italiani scomparsi in Messico nel gennaio 2018 potrebbe essere vicino ad una svolta. Antonio e Raffaele Russo (60 e 25 anni, padre e figlio) e Vincenzo Cimmino (29anni, nipote di Antonio) sono spariti il 31 gennaio scorso a Tecalitlan, nello Stato di Jalisco senza più dare notizie alle loro famiglie e tutte le ricerche al momento non hanno dato risultati concreti. Ma ai primi di giugno una prima svolta importante. Secondo il legale delle famiglie, l’avvocato Claudio Falleti, da quanto emerge leggendo i fascicoli delle indagini condotte dalla Procura i chiari emergerebbero in maniera chiara e i responsabili della loro scomparsa sono stati individuati, con nomi e cognomi anche se trattandosi di un Paese estero è sempre meglio andare cauti. Antonio Ruisso, per quello che è emerso, da anni ormai viveva in Messico, commerciando generatori elettrici. A fine gennaio è uscito dall’hotel Fuerte Real di Ciudad de Guzman senza fare ritorno e così figlio e nipote hanno cominciato a cercarlo, partendo da dove il Gps dell’auto indicava l’avesse lasciata. Ma sarebbero stati sequestrati da alcuni poliziotti locali nei pressi di un distributore di benzina e trasportati in una località di montagna della zona. Ad aspettarli c’erano il vice capo della polizia di Jalisco, Hilario Farias Mejia, e un certo don Angel, ritenuto legato alla malavita locale e in particolare a uno dei più potenti cartelli criminali del Messico. Il dossier raccolto dalla polizia messicana sarà passato anche alla Procura di Napoli che ha parallelamente aperto un fascicolo per verificare se le confessioni dei quattro agenti arrestati (tre dei quali già rinviati a giudizio), corrispondano a verità.