Interrotte le ricerche, Samira non c’è

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Sono terminate le ricerche dei carabinieri nella casa di Samira. Lo stop agli scavi è arrivato dopo che il georadar e i cani non hanno più dato segnali ritenuti interessanti: le ossa che sono state estratte dal terreno nel corso degli ultimi giorni dovrebbero quindi restare le uniche. E se gli esiti dei test che sono in corso nel centro anti doping di Orbassano dovessero essere negativi, forse di Samira e della sua sorte non si saprà mai nulla.
Per ora gli esami di laboratorio non sono finiti ma con il passare delle ore si fa largo la sensazione che quelle ossa siano di animali, sia perché non potrebbero essere di certo di uno scheletro completo sia perché alcuni esperti che hanno avuto modo di visionarle hanno ipotizzato che siano di maiale. Il venerdì prima di Pasqua la procura di Ivrea e i carabinieri del comando provinciale hanno ancora una volta invitato alla prudenza, smentendo che sui risultati dei test ci sia già qualche certezza: «Gli esami sono in corso e per ora non ci sono risultati. È quindi presto per dire se siano di origine  animale o umana».
I resti sono  stati trovati martedì e mercoledì nel giardino di Salvatore Caruso, l’ex marito di Samira Sbiaa, sparita nel nulla 17 anni fa. Frammenti di natura sconosciuta misti a ossa visibilmente di pollo, vecchi piatti e a una scarpa da donna, tutto seppellito a più di un metro di profondità a ridosso del muro dell’edificio. In un primo momento si è sperato in una svolta nelle indagini poi, come detto, con il passare delle ore la fiducia è calata. Caruso ha già anche fornito una propria spiegazione sulla presenza di quelle ossa nella sua proprietà: «Io lì non ho mai buttato nulla – ha spiegato, sia ai carabinieri che ai giornalisti – ma quando ho comprato casa, nel 1988, il terreno non era recintato ed era pieno di immondizia. Allora ho chiamato un’impresa perché rimuovesse tutto e poi ho messo recinzione e cancello. Molto probabilmente quelle ossa erano già lì, buttate da chissà chi negli anni ‘80». Se davvero fosse così, il giallo di Samira rischierebbe di restare senza una soluzione. Anche in assenza del corpo, la procura di Ivrea ha aperto un fascicolo per omicidio per il quale Caruso è l’unico indagato. Lui però ha sempre negato di sapere che fine abbia fatto quella che all’epoca era sua moglie: «Quel giorno sono uscito di casa – è la sua versione dei fatti – e quando sono tornato lei era sparita. E con lei pure i miei soldi». Caruso aveva quindi presentato denuncia – poi ritirata – per la sparizione dei soldi ma non per quella della moglie. Sulla scomparsa di Samira è quindi calato il silenzio per 17 anni fino a quando la madre e la sorella, dal Marocco, sono riuscite a far finalmente aprire le indagini: «Samira ci raccontava al telefono di essere di fatto prigioniera di Salvatore – hanno raccontato – e nell’ultima telefonata ci ha detto che lui l’aveva minacciata con la pistola perché lo aveva scoperto in cantina a lavorare a un muro dietro il quale c’era una stanza nascosta». Di quel muro però, se mai è esistito, oggi non c’è traccia, anche se lo stesso Caruso ha confermato che in cantina ha in effetti una stanza con un letto negando però con forza di aver mai minacciato la moglie. Pistole e fucili invece non gli mancavano, tanto che gli sono state sequestrate alcune settimane fa. Ma anche per quelle armi, regolarmente denunciate, lui ha una spiegazione: «Ero una guardia giurata». Se la sua versione dei fatti continuasse a reggere e se davvero i test diranno che quelle sono ossa di animali, le indagini, a distanza di così tanti anni, si farebbero molto difficili.