Delitto Willy Branchi, dopo 30 anni si indaga di nuovo

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Si riapre a distanza di quasi trent’anni il caso di Willy Branchi, il 18enne di Goro (nel ferrarese) assassinato il 30 settembre del 1988 in circostanze mai state chiarite. Negli ultimi giorni infatti è arrivata la decisione del Gip di Ferrara, Carlo Negri, che ha ordinato nuove indagini sull’omicidio per chiarire una storia nella quale c’è da sempre l’ombra della pedofilia. Una decisione che arriva dopo l’istanza di opposizione avanzata dai legali della famiglia alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, anche se fino ad oggi non ci sono stati risultati concreti nelle indagini. Il ragazzo venne trovato lungo l’argine del fiume Po, alle porte del paese di Goro, con il viso devastato a causa molto probabilmente di un colpo di pistola sparato a bruciapelo ed era anche senza vestiti addosso. In un primo tempo venne indagato Valeriano Forzati che era stato visto insieme al ragazzo quella sera, ma venne prosciolto qualche tempo dopo (salvo poi commettere una strage in un night club della zona, fuggire in Argentina dove venne poi arrestato prima di essere ucciso in carcere in circostanze dubbie). Nell’ordinanza il gip dispone nuovi approfondimenti di indagine e invita la Procura ad iscrivere nel registro degli indagati “coloro che si rendessero responsabili di falsa testimonianza e favoreggiamento”, rammentando tutte le omissioni e le reticenze che hanno circondato il caso. E così potrebbe essere di nuovo ascoltato anche don Tiziano Bruscagin, parroco di Goro all’epoca dei fatti: anche lui all’epoca fu indagato prima che la sua posizione venisse archiviata e comunque non ha mai voluto parlare appellandosi al segreto del confessionale.