Caso Emanuela Orlandi, da un nastro nuovi elementi?

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Emanuela Orlandi è scomparsa da Roma senza lasciare traccia da 35 anni, tutte le inchieste aperte sulla vicenda non hanno mai portato a nulla eppure ogni tanto spuntano fuori elementi nuovi. L’ultimo è un nastro registrato nel quale si sente la voce di una ragazza che chiede aiuto, urlando “Mi stanno torturando, salvatemi” mentre sullo sfondo si ascoltano voci di alcuni uomini che parlano in dialetto romanesco. Non c’è nessuna certezza, ma quella voce potrebbe effettivamente appartenere ad Emanuela e questo nastro fatto pervenire non si sa da quale fonte anonima ancora una volta è destinato a rimescolare le carte anche se potrebbe essere l’ennesimo depistagggio di una vicenda infinita. Pietro Orlandi, fratello della ragazza che da allora insieme alla sua famiglia si è sempre messo in prima linea per chiedere di chiarire la vicenda, ancora una volta a chiesto alle autorità di andare avanti alla ricerca della verità perché si tratta di un diritto che spetta a tutti. la storia, per chi non lo ricordasse, è cominciata il 22 giugno del 1983 quando la ragazza, che era cittadina vaticana per via del lavoro del padre (messo nella prefettura della Casa pontificia), sparì nel nulla dopo essere uscita da una scuola di musica e aveva solo 15 anni. Già all’epoca si ipotizzò che il suo rapimento potesse essere collegato all’attentato subito da Papa Giovanni Paolo II, che ci fosse un coinvolgimento della Banda della Magliana, si percorsero altre piste senza successo. Solo qualche mese fa Pippo Calò, il boss mafioso attualmente detenuto al 41 bis al carcere di Opera perché condannato come cassiere di Cosa Nostra, fece sapere all’avvocato della famiglia di essere disposto ad un incontro per raccontare quello che sapeva ma per ora nulla si è mosso e non per volontà della famiglia Orlandi.